Perché tutti parlano del “26% di tasse” quando si tratta di utili
Se sei socio di una SRL e l’azienda va bene, prima o poi arriva la domanda più concreta di tutte:
“Ok, abbiamo generato utili… ma come li porto a casa senza dissanguarmi?”
Il punto è che, quando l’utile esce dall’azienda per arrivare alla persona fisica, spesso passa da canali fiscalmente “costosi”. Il caso più tipico è la distribuzione di dividendi al socio persona fisica residente, che in Italia è normalmente soggetta a ritenuta del 26% a titolo d’imposta.
E qui nasce la frustrazione: perché quel 26% sembra una “tagliola” immediata. Soprattutto se, nella tua testa, quei soldi non sono davvero “da spendere”, ma da reinvestire (immobili, nuove linee di business, acquisizioni, tecnologia, persone).
È esattamente in questo scenario che molti imprenditori iniziano a valutare una holding.
Ma attenzione: la holding non è una bacchetta magica per “non pagare tasse”.
Una holding fatta bene è una struttura di gruppo che ti aiuta a:
- separare rischio operativo e patrimonio;
- governare investimenti e partecipazioni;
- reinvestire utili con più continuità;
- pianificare il prelievo nel tempo, invece di subire l’imposta “tutta e subito”;
- ridurre errori e rischi, soprattutto sul fronte anti-abuso.
In questo articolo ti spiego come ragionare in modo pratico e pulito: cosa puoi ottenere, cosa non puoi ottenere, e dove si annidano le trappole.
Nota: quanto segue è divulgativo e va adattato al tuo caso con un professionista (soprattutto se hai più società, immobili, estero, familiari, o operazioni straordinarie).
“Prelevare utili” non significa solo “dividendi”: le 4 strade che vedo più spesso
Prima di parlare di holding, fissiamo un concetto: prelevare può voler dire cose diverse.
- Dividendi: utili distribuiti ai soci (il famoso 26% per persone fisiche).
- Compenso/amministratore o stipendio: fiscalmente diverso, con contributi e regole stringenti; può avere senso, ma va progettato.
- Rimborsi, indennità, fringe benefit, welfare: utili per ottimizzare, ma non sono “il rubinetto degli utili”.
- Operazioni sul capitale (riduzioni, recesso, cessione quote, ecc.): possono essere strategiche, ma sono terreno tecnico.
Molti imprenditori arrivano da BC Formula con l’idea:
“Voglio evitare il 26%”.
La domanda più corretta però è:
“Voglio creare un sistema in cui gli utili non muoiono in imposta appena escono dalla SRL, perché il mio obiettivo è reinvestire e crescere.”
E qui entra la holding.
Cos’è davvero una holding (e cosa cambia tra holding “pura” e “mista”)
In parole semplici, una holding è una società (di solito SRL o SPA) che:
- detiene partecipazioni in una o più società operative (le “opco”);
- può centralizzare servizi, finanza, strategia, controllo, investimenti;
- decide se reinvestire, acquisire, fare M&A, proteggere il patrimonio.
Holding “pura”
Fa quasi solo una cosa: detenere partecipazioni e incassare flussi (dividendi, plusvalenze, talvolta interessi infragruppo, ecc.).
È spesso la scelta più pulita quando l’obiettivo è governance + reinvestimento.
Holding “mista”
Oltre a detenere partecipazioni, fa anche attività operative (es. immobiliare, servizi, commercio, ecc.).
Può avere senso, ma in termini di rischi e complessità richiede più attenzione (anche sul piano IVA, società di comodo, gestione costi/ricavi e sostanza).
Tu, in questo articolo, stai mirando a un obiettivo specifico: gestire utili/dividendi e reinvestimenti.
Quindi, come logica generale, il modello “puro” è spesso più lineare.
Il cuore del tema: perché la holding può evitare il “tutto e subito” (senza promettere miracoli)
Mettiamo giù la dinamica più comune, in modo chiaro.
Scenario A — SRL distribuisce dividendi direttamente a te (persona fisica)
- La SRL genera utile, paga le sue imposte (IRES, IRAP se dovuta, ecc.).
- Distribuisce dividendi al socio persona fisica.
- Tu ricevi dividendi con ritenuta 26%.
Risultato: soldi in tasca subito, ma imposta subito.
Scenario B — SRL distribuisce dividendi alla holding (società)
- La SRL operativa distribuisce dividendi alla holding, che è un’altra società.
- Nella disciplina italiana, i dividendi percepiti da società possono godere del meccanismo di parziale esenzione previsto dal TUIR (tipicamente con quota imponibile limitata).
- La holding quindi incassa e può reinvestire nel gruppo o fuori (con logiche coerenti).
Risultato: non stai “portando i soldi a casa” come persona fisica. Stai spostando liquidità verso un soggetto societario che ha lo scopo di investire e governare.
Ed è qui che nasce la frase (spesso detta male):
“Con la holding non paghi il 26%.”
La frase corretta è:
“Con la holding non paghi subito il 26% perché non stai ancora distribuendo alla persona fisica: stai capitalizzando e reinvestendo dentro una struttura societaria.”
Quando poi vorrai portare quei soldi sul personale, dovrai pianificare il “come” e il “quando”.
Un esempio semplice (senza fuffa): perché l’imprenditore sente la differenza
Immagina Francesco.
- Francesco possiede il 100% di una SRL operativa.
- A fine anno, dopo imposte, la società ha 100.000 € distribuibili.
Se Francesco prende dividendi direttamente
Riceve 100.000 € e paga la ritenuta 26% (in via ordinaria): 26.000 € di imposta.
Gli restano 74.000 €.
Se c’è una holding sopra e i dividendi vanno alla holding
La holding incassa 100.000 € e, in base alle regole fiscali sui dividendi percepiti da società (art. 89 TUIR), la tassazione può risultare molto più contenuta rispetto alla ritenuta secca sulla persona fisica.
La holding, invece di “consumare” l’utile, può:
- accantonare liquidità,
- fare un’acquisizione,
- finanziare un’altra società del gruppo,
- comprare un immobile strumentale (se coerente),
- investire in tecnologia, persone, rami d’azienda,
- strutturare un piano di crescita.
E Francesco cosa ha ottenuto?
Non (ancora) “soldi personali”. Ha ottenuto potere di investimento, stabilità, pianificazione, e spesso anche una migliore architettura di protezione del patrimonio.
Questa è la vera utilità.
Quando ha senso una holding per “gestire gli utili”: 6 segnali pratici
Una holding, per questo specifico obiettivo, tende ad avere senso se:
- Reinvesti davvero: non vuoi incassare tutto sul personale ogni anno.
- Hai più di una società (o prevedi di aprirne).
- Vuoi separare rischio operativo e patrimonio (asset immobiliari, liquidità, partecipazioni).
- Hai intenzione di fare M&A (comprare aziende, quote, rami).
- Vuoi una cabina di regia: governance, direzione, controllo, servizi centralizzati.
- Vuoi evitare l’effetto “azienda bancomat”, dove l’utile esce e finisce in spesa personale senza strategia.
Se invece il tuo obiettivo è:
“Io voglio solo prendere i soldi sul personale e spenderli”,
la holding potrebbe diventare un costo/complessità senza vero ritorno.
Quando NON conviene (o è pericoloso) usare la holding in questa logica
Qui preferisco essere brutale, perché è il punto dove molti si fanno male.
1) Se la holding è solo “uno schermo” senza sostanza
Se la holding non ha una funzione reale (governance, servizi, investimenti, gestione finanziaria) e nasce solo per “pagare meno”, entri nel territorio dell’abuso del diritto: l’operazione deve avere sostanza economica e non può essere costruita solo per ottenere un vantaggio fiscale indebito.
2) Se inizi a far transitare soldi “a caso”
Esempi tipici:
- la holding incassa, poi gira soldi alla persona fisica con movimenti non giustificati;
- prestiti soci “a fisarmonica” senza contratti, tassi, delibere;
- spese personali mascherate da costi aziendali.
È così che trasformi un’idea buona in un boomerang.
3) Se non gestisci governance e tracciabilità
Una holding fatta bene non è “apri e via”.
Devi pensare: delibere, flussi, contratti infragruppo se servono, contabilità coerente, motivazioni, piani.
4) Se non hai abbastanza utili o massa critica
Costi fissi, gestione amministrativa, consulenza, struttura: se la SRL produce poco margine libero, la holding può diventare un peso.
Holding e regole anti-abuso: cosa significa “sostanza” nella pratica
La norma sull’abuso del diritto (art. 10-bis, Statuto del contribuente) ruota attorno a un concetto semplice:
non basta che una cosa sia formalmente corretta, deve essere anche economicamente sensata.
Allora, cosa rende “sostanziale” una holding?
Ecco esempi concreti (non teoria):
- Ha un ruolo di regia: decide investimenti, politiche di gruppo, allocazione del capitale.
- Centralizza funzioni: finanza, HR, IT, commerciale, legale, controllo direzionale (se davvero svolte).
- Gestisce partecipazioni: piani di acquisizione/vendita, riorganizzazioni, conferimenti, passaggi generazionali.
- Gestisce la tesoreria di gruppo: in modo ordinato, documentato, con regole e contratti ove necessario.
- Ha conti correnti e flussi tracciati: non è un “contenitore vuoto”.
Il punto non è “fare teatro”.
Il punto è che una holding deve essere un pezzo reale del tuo sistema imprenditoriale.
“Ok, ma quindi posso davvero risparmiare?” Sì, ma su cosa, esattamente?
Qui ti do la mappa mentale corretta.
Cosa puoi ottimizzare davvero
- La velocità con cui gli utili diventano tassazione personale: se reinvesti, la holding spesso ti permette di non trasformare subito l’utile in reddito personale (dividendo tassato 26%).
- La gestione del capitale nel gruppo: liquidità dove serve, acquisizioni, investimenti, razionalizzazione.
- La tassazione in caso di operazioni straordinarie: ad esempio, in certe condizioni, la PEX sulle plusvalenze da cessione partecipazioni può incidere molto sulle scelte di struttura (art. 87 TUIR).
Cosa NON puoi prometterti
- “Non pagherò mai il 26%”.
Se i soldi li vuoi tu persona fisica come dividendi, la regola ordinaria resta quella.
La holding ti aiuta a scegliere tempi e modalità, e soprattutto a far lavorare gli utili prima che diventino reddito personale.
Dividendi, reinvestimenti e “strategie pulite”: i 5 utilizzi più intelligenti della holding
Quando una holding è costruita bene, gli utili che arrivano dalla SRL operativa possono essere usati per:
1) Investire in nuove società (o nuove linee)
Nuovo progetto? Nuova SRL? Partecipazione in startup?
La holding è un soggetto naturale per investire, perché l’investimento è “di gruppo”, non “personale”.
2) Comprare quote / fare acquisizioni
È uno degli usi più comuni in imprenditoria evoluta: la holding diventa il veicolo per crescere “per acquisizioni”.
3) Finanziare le società del gruppo in modo ordinato
Con contratti, tassi, delibere, piani di rimborso.
Non “giri” di soldi.
4) Proteggere liquidità e patrimonio dal rischio operativo
Se l’operativa è esposta (clienti, cantieri, contenziosi, responsabilità), avere patrimonio e liquidità concentrati lì è spesso una scelta fragile.
5) Preparare un passaggio generazionale più semplice
Quote, governance, ruoli, diritti: la holding può essere la “scatola” in cui rendi gestibile ciò che altrimenti diventa una guerra tra eredi.
Il punto che quasi nessuno dice: la holding non sostituisce la strategia di prelievo personale
Arriva sempre quel momento in cui l’imprenditore dice:
“Ok, ho reinvestito, ho costruito… adesso però voglio anche vivere bene.”
E qui si torna alla domanda iniziale:
come trasformo parte del valore in disponibilità personale senza fare danni?
La holding non ti risolve questo “con un tasto”.
Però ti permette di impostare una strategia di prelievo più razionale, ad esempio:
- distribuire meno ma in modo più regolare;
- creare una pianificazione per obiettivi (casa, famiglia, investimenti personali);
- evitare prelievi impulsivi che disordinano bilancio e cashflow;
- scegliere strumenti coerenti con la tua posizione (amministratore, socio, famiglia, ecc.).
Questa parte è sempre su misura.
Il ruolo di BC Formula come partner strategico (e perché qui non basta “il commercialista bravo”)
La verità è che molti imprenditori arrivano a valutare la holding con una convinzione:
“Mi serve perché pago troppe tasse.”
Ma il rischio è approcciarla come un “prodotto” invece che come un sistema.
In BC Formula, quando si parla di holding per gestire utili, reinvestimenti e regole anti-abuso, il lavoro non è “aprire una società e fine”. È:
- costruire una struttura coerente con obiettivi reali (investimenti, governance, protezione);
- progettare flussi e regole, non solo “movimenti”;
- prevenire l’effetto boomerang su abuso del diritto e sostanza economica;
- impostare una logica di gruppo che regge anche quando cambiano mercati, banche, famiglia, soci.
Caso pratico proprio come Alberto e la sua SRL.
Alberto aveva una SRL che generava utili interessanti, ma ogni anno viveva lo stesso paradosso:
o distribuiva e perdeva subito una quota importante in imposta, oppure lasciava tutto in azienda operativa esponendo liquidità e patrimonio ai rischi del business.
Nel suo caso, il tema non era “fare la holding per pagare zero”, ma creare una cabina di regia:
- utili che salgono verso una struttura dedicata agli investimenti;
- un piano di reinvestimento (e non “accumulo senza scopo”);
- regole chiare per finanziamenti e flussi;
- una strategia progressiva per la disponibilità personale, senza improvvisazioni.
Risultato: più controllo, più ordine, più capacità di crescita. E soprattutto meno “stress fiscale” inteso come imprevedibilità e scelte affrettate.
Se vuoi capire se la holding nel tuo caso è davvero un investimento (e non un costo), il punto di partenza è una valutazione strutturata. Puoi contattarci qui:
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FAQ — Domande frequenti che ci fate sempre su utili, tasse al 26% e holding
1) “Quindi con la holding non pago il 26%?”
Se distribuisci dividendi alla persona fisica, la regola ordinaria resta la ritenuta del 26%.
La holding serve soprattutto a non trasformare subito l’utile in reddito personale, perché puoi reinvestire e pianificare.
2) “Dividendi alla holding: quante tasse si pagano?”
Dipende da come è strutturato il gruppo e dalle regole fiscali applicabili (in generale, la disciplina dei dividendi percepiti da società è diversa da quella verso persone fisiche). Il riferimento normativo in materia di dividendi nel TUIR è, tra gli altri, l’art. 89.
La quantificazione precisa va fatta sul tuo caso.
3) “Conviene fare una holding solo per risparmiare tasse?”
È rischioso: se manca sostanza economica e l’operazione è costruita solo per vantaggi fiscali, entri nel perimetro dell’abuso del diritto.
La holding deve avere funzioni reali (governance, investimenti, gestione finanziaria, ecc.).
4) “Se poi voglio i soldi sul personale, pago comunque?”
Spesso sì, se la modalità è dividendo alla persona fisica (26% in via ordinaria).
Il tema diventa allora pianificare: tempi, strumenti, sostenibilità, coerenza con obiettivi e rischio.
5) “Qual è l’errore più comune?”
Pensare alla holding come a un “trucco”, e poi gestirla male: flussi non documentati, prestiti improvvisati, costi personali mascherati, nessuna governance. È così che un vantaggio potenziale diventa un rischio concreto.
Conclusione: la domanda giusta non è “come evitare il 26%”, ma “come far lavorare gli utili prima del prelievo”
Se hai una SRL profittevole, il 2026 non ti chiede solo “quanto guadagni”. Ti chiede:
- quanto sei strutturato,
- quanto sei prevedibile nelle scelte,
- quanto riesci a trasformare utili in crescita (e non in stress fiscale).
La holding è uno strumento potente quando è progettata per quello che è:
una macchina di governo e di investimento, non un rubinetto di “soldi facili”.
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