Legge di Bilancio 2026: cosa cambia per Imprenditori e PMI (tasse, incentivi, investimenti)

La Legge di Bilancio non è mai “solo” una manovra economica:
per un imprenditore è un cambio di regole che impatta costo del denaro, cash flow, scelte di investimento, fiscalità personale e pianificazione societaria.

Nel 2026 il punto vero non è memorizzare decine di commi. Il punto è capire:

  1. quali leve conviene usare, 
  2. quali trappole evitare, 
  3. quali azioni fare adesso (già da gennaio–marzo), perché molte misure funzionano solo se ti muovi per tempo. 

La Legge di Bilancio per il 2026 è la Legge 30 dicembre 2025, n. 199, in vigore dal 1° gennaio 2026.

Di seguito trovi una guida discorsiva e operativa, pensata per imprenditori e PMI, con esempi concreti e la checklist finale per l’imprenditore con ciò da tenere in mente o fare subito in azienda.

Le 4 macro-aree che interessano davvero le PMI nel 2026

Se sei una PMI (o un imprenditore con più società), nel pratico la manovra 2026 si legge bene con questa lente:

  1. Tasse e reddito
    IRPEF, regimi agevolati, misure su pagamenti e controlli, eventuali impatti su finanza e investimenti. 
  2. Incentivi e investimenti
    La grande novità è il ritorno di un meccanismo “da pianificazione industriale” (iperammortamento / maxideduzione) con vincoli e condizioni precise. 
  3. Finanza e accesso al credito
    Garanzie pubbliche (Fondo PMI, SACE) e strumenti “ponte” per sostenere investimenti e liquidità. 
  4. Costo del lavoro e welfare
    Premi di produttività e misure su assunzioni/agevolazioni contributive: utili sia per trattenere persone chiave, sia per ridurre costo azienda in modo legittimo. 

1) Tasse 2026: cosa cambia per imprenditori e soci (IRPEF, regimi, “tasse indirette” sulla finanza)

IRPEF: taglio dell’aliquota sul secondo scaglione (ma non per tutti)

Una delle misure più “sentite” è la riduzione della seconda aliquota IRPEF: lo scaglione 28.000–50.000 euro passa dal 35% al 33%. Attenzione però: il beneficio viene sterilizzato (neutralizzato) per chi supera 200.000 euro di reddito complessivo.

Quanto vale?
Il beneficio massimo teorico spesso viene stimato intorno a 440 euro annui (2% su 22.000 euro di “fetta” 28k–50k).

👉 Implica una cosa: se sei imprenditore e ti remuneri con mix di compenso amministratore + utili + affitti + altre componenti, nel 2026 conviene fare un check “da regia” su:

  • composizione del reddito complessivo, 
  • soglia 200k, 
  • distribuzioni utili vs altre forme, 
  • impatti su ISEE / detrazioni / bonus (se rilevanti). 

Non è “ottimizzazione aggressiva”: è gestione del quadro complessivo per evitare di pagare di più senza volerlo.

Appunto sul Regime Forfettario: conferma soglia 35.000 per redditi da dipendente/pensione

Per chi ha (o valuta) Partita IVA in forfettario, viene confermata nel 2026 l’elevazione a 35.000 euro della soglia di redditi da lavoro dipendente e assimilati (oltre la quale, in generale, non si può usare il forfettario).

👉 Per l’imprenditore, il punto non è solo “io sono forfettario o no”. È anche:

  • soci e familiari coinvolti (chi fattura cosa), 
  • compatibilità tra ruoli (dipendente/consulente/socio), 
  • coerenza contrattuale e operativa. 

Tobin Tax: raddoppio aliquote (impatto su investitori e tesorerie “attive”)

Se la tua azienda (o holding) fa investimenti finanziari o gestisce liquidità con una componente di equity/strumenti soggetti, occhio: le aliquote della Tobin Tax risultano incrementate con raddoppio (es. 0,2% → 0,4% su alcuni trasferimenti azionari, e aumento anche su high frequency).

👉 Non è un tema solo “da speculatori”: alcune PMI oggi gestiscono cassa con mandati, gestioni patrimoniali, o strutture di tesoreria più evolute. Qui l’impatto è:

  • costo transazionale, 
  • scelta degli strumenti, 
  • convenienza di rotazione portafoglio. 

Pagamenti B2B: la “ritenuta universale” (non immediata, ma va pianificata)

Tra le misure più discusse c’è la ritenuta sui pagamenti B2B, con una decorrenza futura (non nel 2026):

  • 0,5% dal 2028 
  • 1% dal 2029
    con esclusioni previste in alcuni casi (es. forfettari, CPB, adempimento collaborativo, a seconda di quanto previsto). 

👉 Perché parlarne già ora se parte dopo?
Perché cambia il modo di impostare:

  • contratti e condizioni di pagamento, 
  • gestione amministrativa (riconciliazioni, scadenziari), 
  • scelte “di posizionamento fiscale” (dove ha senso essere, e perché). 

È una di quelle norme che non ti colpisce il giorno in cui esce, ma il giorno in cui ti trovi impreparato con processi e cash flow.

2) Gli investimenti nel 2026: la novità chiave è l’iperammortamento/maxideduzione (con vincoli)

Il ritorno dell’iperammortamento: cos’è (in pratica) e perché cambia la pianificazione

La manovra introduce una maxideduzione (iperammortamento) per investimenti in beni strumentali effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, con maggiorazione fino al 180%.

Traduzione semplice:
Non è un contributo che incassi “subito”, né un credito d’imposta da compensare in F24. È un vantaggio fiscale che si realizza come:

  • maggiore costo fiscalmente riconosciuto, 
  • quindi minori imposte nel tempo (seguendo ammortamento/canoni). 

👉 Questo cambia molto per le PMI:

  • devi ragionare su tempi (quando investo), 
  • su utile imponibile atteso (serve capienza), 
  • e sulla strategia finanziaria (leasing vs acquisto, piani, covenant bancari). 

Il vincolo “Made in EU/SEE”: attenzione ai fornitori e all’origine del bene

Uno degli aspetti più delicati è il vincolo: la maggiorazione massima è legata a beni prodotti in UE o SEE (a seconda delle previsioni richiamate).

👉 Implicazione operativa:
Non basta che il bene sia “idoneo” tecnologicamente. Serve gestire bene:

  • documentazione del fornitore, 
  • dichiarazioni e tracciabilità sull’origine, 
  • scelta della supply chain. 

Per molte PMI questo è il classico punto dove, se non lo gestisci in acquisto, te ne accorgi quando è tardi (e perdi il beneficio o apri rischi).

Condizioni “compliance”: sicurezza sul lavoro e contributi

La manovra lega l’accesso alla maggiorazione dell’ammortamento al rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro e al corretto adempimento degli obblighi contributivi/previdenziali.

👉 Qui c’è un messaggio implicito molto forte: nel 2026 gli incentivi “seri” sono sempre più agganciati a:

  • compliance, 
  • tracciabilità, 
  • requisiti oggettivi verificabili. 

Esempio numerico (semplice) per capire l’ordine di grandezza

Immagina un investimento in macchinari nuovi (idonei) da € 500.000.

Se la norma consente una maggiorazione del 180%, la quota “extra” su cui ragioni fiscalmente è € 900.000 (cioè 1,8 × 500k), oltre al costo base (semplifico per farti capire l’ordine di grandezza).

Se la tua società è in IRES al 24%, il vantaggio teorico massimo sul totale extra sarebbe € 216.000 (24% di 900k), ma:

  • non arriva tutto subito, 
  • arriva secondo ammortamento/canoni, 
  • dipende dalla capienza (utile imponibile). 

👉 Morale: nel 2026 conviene trattare gli investimenti come progetto integrato:
fiscale + finanziario + industriale, non “solo” come pratica.

Transizione 4.0: attenzione alla finestra e ai fondi

È previsto un Fondo (con dotazione indicata) per incrementare misure a favore delle imprese, con riferimento anche a Transizione 4.0 in relazione a investimenti entro il 31 dicembre 2025 e rifinanziamenti/riassetti delle misure.

👉 Perché è importante nel 2026?
Perché molte PMI si portano dietro:

  • ordini 2025, 
  • interconnessioni e perizie, 
  • pratiche non chiuse, 
  • scelte tra canali agevolativi diversi. 

Qui serve ricostruire “il fascicolo investimenti” e capire:

  • cosa conviene completare/chiudere, 
  • cosa conviene riprogrammare sul 2026–2028 con l’iperammortamento. 

3) Finanza 2026: garanzie, accesso al credito e strumenti “ponte”

Quando si parla di Legge di Bilancio, molti imprenditori guardano solo alle tasse. Ma spesso la parte più “monetizzabile” è quella finanziaria: se migliori rating, garanzie e struttura, abbassi costo del denaro e sblocchi investimenti.

Fondo di garanzia PMI e garanzie pubbliche: cosa guardare davvero

Nel quadro delle misure, risultano interventi di riordino su previsioni relative al sistema delle garanzie pubbliche, con riferimenti al Fondo di garanzia PMI e a strumenti collegati (anche su portafogli di finanziamenti, logiche di addizionalità, trasparenza informativa).

👉 Per la PMI il punto non è “esiste il Fondo”. Il punto è:

  • come presentare operazioni “bancabili”, 
  • come costruire piani coerenti (investimento → flusso → rimborso), 
  • come usare garanzie per negoziare condizioni e durata. 

Nuova Sabatini e strumenti per investimenti: continuità (ma serve timing)

Tra le misure per le imprese, viene richiamata continuità/rifinanziamento di strumenti come la Nuova Sabatini (utile per acquisto macchinari/impianti) e altre leve a supporto investimenti.

👉 Operativamente:
Se stai programmando investimenti, valuta prima:

  • leasing vs finanziamento, 
  • combinabilità (o non combinabilità) con altre agevolazioni, 
  • tempi di delibera bancaria (che oggi sono un “colli di bottiglia” reale). 

4) Lavoro e premi: come ridurre costo azienda senza “giochi pericolosi”

Premi di produttività: imposta sostitutiva all’1% e tetto più alto

Nel 2026–2027 l’imposta sostitutiva sui premi di risultato viene ridotta fino all’1% e si amplia il limite annuo agevolabile fino a 5.000 euro (entro requisiti e accordi).

👉 Per imprenditori e PMI, questa è una leva concreta per:

  • trattenere persone chiave, 
  • legare una parte di costo del lavoro a obiettivi reali, 
  • ottimizzare il costo complessivo (senza inventarsi “rimborsi creativi” che poi esplodono). 

Incentivi assunzioni (logica: stabilità + riduzione divari)

Tra le misure descritte in ambito contributivo compaiono incentivi e risorse per promuovere assunzioni stabili, pari opportunità e sviluppo occupazionale, con esoneri parziali e orizzonti temporali definiti.

👉 Anche qui: non è “prendo l’incentivo e basta”.
È un pezzo di strategia HR + controllo di gestione:

  • costo dipendente full (non solo RAL), 
  • effetti su marginalità, 
  • effetti su capacità produttiva, 
  • rischio turnover. 

Cosa fare subito (la checklist dell’Imprenditore) da Gennaio a Marzo 2026

Se vuoi trasformare la manovra in scelte concrete, queste sono le 10 azioni “ad alto Ritorno sull’investimento”:

A) Fiscalità personale dell’imprenditore

  1. Simula il reddito complessivo 2026 (compensi, utili, affitti, plus/minus) e verifica l’eventuale sterilizzazione oltre 200k. 
  2. Rivedi la politica compensi vs dividendi (non per “pagare meno a caso”, ma per avere coerenza con cash flow e obiettivi). 

B) Investimenti

  1. Crea un piano investimenti 2026–2028 (anche “a scenari”: prudente / base / aggressivo). 
  2. Per ogni investimento ipotizzato, verifica: 
    • idoneità tecnica, 
    • origine UE/SEE del bene (documenti), 
    • condizioni compliance (sicurezza/contributi). 
  3. Valuta leasing vs acquisto: l’iperammortamento cambia la matematica dei piani. 

C) Finanza

  1. Metti in mano a banca (o advisor) un dossier bancabile: investimenti, ritorno, flussi, garanzie attivabili. 
  2. Se hai più società, fai una fotografia di: 
    • affidamenti, 
    • covenant, 
    • costi, 
    • garanzie personali in essere. 

D) Lavoro

  1. Se hai team produttivo/commerciale, valuta un piano premi di risultato (accordo + KPI veri) per usare l’aliquota agevolata. 

E) Processi amministrativi (fondamentali)

  1. Inizia già ora a preparare procedure per la futura ritenuta B2B (senza paranoia, ma con metodo): codifica fornitori, condizioni, flussi contabili. 
  2. Se gestisci liquidità con strumenti finanziari, rivedi i costi transazionali alla luce del raddoppio Tobin Tax (dove applicabile). 

Luca ha una PMI manifatturiera ed usa la manovra per investire senza farsi male

Profilo:
Luca è socio e amministratore di una PMI manifatturiera (40 dipendenti), con due problemi tipici:

  • impianti da rinnovare (fermi macchina + scarti), 
  • linee di credito già tirate (rating in tensione). 

Ci ha subito contattati ed ecco l’errore che stava per fare:
Voleva comprare macchinari “migliori sul mercato” senza controllare:

  • documentazione, 
  • origine e requisiti, 
  • impatto su cash flow e covenant. 

Approccio corretto (step-by-step):

  1. Piano investimenti 24–36 mesi: non “spesa”, ma progetto (capacità → marginalità → flussi). 
  2. Scelta di macchinari idonei all’agevolazione con documentazione completa e verifica del vincolo di origine (UE/SEE) quando necessario. 
  3. Struttura finanziaria: parte in leasing, parte con finanziamento supportato da garanzie pubbliche, con piano di rientro “realistico”. 
  4. In parallelo, revisione del costo del lavoro variabile: introduce un sistema di premio di risultato con KPI di efficienza (OEE, scarti, tempi di set-up) per aumentare produttività e usare la tassazione agevolata. 

Risultato (il punto importante):
Non è “ha risparmiato X” (dipende da ammortamenti, utili, tempi). Il risultato vero è che:

  • l’investimento diventa sostenibile, 
  • la banca vede numeri coerenti, 
  • l’azienda migliora margine e riduce rischio operativo. 

👉 Questa è la differenza tra “usufruire di una misura” e “fare strategia”.

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Errori comuni nel 2026 (quelli che vediamo più spesso nelle PMI)

  1. Fare investimenti senza capienza fiscale (poi l’agevolazione “non si sente”). 
  2. Scoprire dopo l’acquisto che mancano requisiti/documenti (o che il vincolo origine complica tutto). 
  3. Pensare che la Legge di Bilancio sia “cose da commercialista”: nel 2026 è anche tema di CFO, operations e banca. 
  4. Ignorare i processi amministrativi (poi la complessità ti esplode addosso). 
  5. Fare welfare/premi “a sentimento”, senza KPI e accordi: si perde il vantaggio e si alza il rischio. 

Domande Frequenti:

1) Qual è la principale novità IRPEF nel 2026?

La seconda aliquota IRPEF (28.000–50.000 euro) scende dal 35% al 33%, con sterilizzazione del beneficio oltre 200.000 euro di reddito complessivo.

2) Quanto vale il taglio IRPEF 2026?

Il beneficio massimo teorico è spesso stimato fino a circa 440 euro annui, a seconda del reddito.

3) Nel 2026 cambia qualcosa per il regime forfettario?

Sì: viene confermata la soglia dei 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente/assimilati (anno precedente) oltre la quale, in generale, non si può accedere al forfettario.

4) Cos’è l’iperammortamento/maxideduzione 2026–2028?

È una maggiorazione del costo fiscalmente deducibile sugli investimenti in beni strumentali effettuati dal 1/1/2026 al 30/9/2028, con aliquota massima del 180% (a scaglioni).

5) L’iperammortamento dà un beneficio “subito”?

No: incide progressivamente tramite deduzione fiscale (ammortamenti o canoni leasing), non come credito d’imposta immediatamente compensabile.

6) Ci sono vincoli sull’origine dei beni agevolati?

Sì: tra i punti più delicati c’è il vincolo collegato a beni prodotti in UE/SEE, con necessità di documentazione adeguata.

7) Ci sono condizioni di compliance per accedere alla maggiorazione?

Sì: il riconoscimento è subordinato anche al rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro e agli obblighi contributivi.

8) Cosa cambia sui premi di produttività nel 2026?

Per 2026–2027 l’imposta sostitutiva sui premi di risultato scende all’1% e aumenta il tetto agevolabile fino a 5.000 euro (con requisiti e accordi).

9) La Tobin Tax cambia nel 2026?

Sì: è previsto un raddoppio delle aliquote della Tobin Tax su specifiche transazioni finanziarie.

10) È vero che arriva una ritenuta sui pagamenti B2B?

È prevista una ritenuta con decorrenza futura (0,5% dal 2028 e 1% dal 2029), con alcune esclusioni a seconda dei casi previsti.

Conclusione: come usare la Legge di Bilancio 2026 a tuo vantaggio (senza rischi inutili)

Se dovessi sintetizzare la manovra 2026 in una frase per l’imprenditore: non vince chi “conosce i commi”, vince chi traduce le misure in un piano integrato.

Nel 2026 le scelte che fanno differenza sono:

  • investimenti programmati con logica fiscale-finanziaria, 
  • compliance “pulita” per non perdere benefici, 
  • politiche del lavoro intelligenti (premi legati a numeri), 
  • governance della liquidità e rapporto banca più maturo.


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