Introduzione: perché nel 2026 se ne parla (e perché molte PMI lo “capiscono male”)
Il Consolidato Fiscale Nazionale è uno di quei temi che tornano sempre quando un gruppo cresce, fa acquisizioni, riorganizza partecipazioni o si ritrova con società “a velocità diverse” (una molto redditizia, un’altra in investimento, una con perdite, una con utili). È anche uno strumento spesso sopravvalutato (“così azzero le tasse”) oppure scartato senza numeri (“troppo complicato”).
Nel 2026, con margini più tirati, costo del denaro che incide sui flussi e banche sempre più attente agli indicatori, la domanda giusta non è “posso farlo?”, ma:
- conviene davvero nel mio caso, con la mia struttura e con i miei piani a 12–36 mesi?
- quanto vale in euro, oggi e nei prossimi esercizi?
- quali rischi amministrativi/fiscali mi sto portando dietro, e come li governiamo?
In questa guida lo vediamo in modo pratico e “da PMI”: niente teoria fine a sé stessa, ma logica di convenienza, numeri, errori frequenti e criteri di scelta.
1) Cos’è il Consolidato Fiscale Nazionale (e cosa NON è)
In estrema sintesi: è un regime IRES che consente, a certe condizioni, di determinare un reddito complessivo globale di gruppo come somma algebrica dei redditi (o perdite) delle società che partecipano al perimetro di consolidamento.
Questo significa che:
- se una società genera utile e un’altra genera perdita, il gruppo può compensare (nei limiti e con le regole previste);
- il versamento IRES avviene sulla base imponibile “di gruppo” calcolata dalla consolidante, con tutti gli adempimenti collegati.
Cosa NON è:
- non è il bilancio consolidato civilistico (che ha logiche e perimetri diversi);
- non è una “scorciatoia” per bypassare regole su intercompany, prezzi di trasferimento, corretta imputazione dei costi o compliance;
- non è uno strumento universale: può creare valore solo quando i numeri e la struttura lo permettono.
2) Requisiti e perimetro: quando puoi farlo (davvero)
Il punto chiave è il controllo. In generale, la controllante deve avere una partecipazione diretta o indiretta al capitale e agli utili della controllata superiore al 50% (con le regole tecniche sul diritto di voto, catene di controllo, ecc.).
Non serve che “tutto il gruppo” partecipi: molte PMI fanno consolidati “mirati”, includendo solo le società dove il beneficio potenziale è reale e la gestione è sostenibile.
Attenzione anche alle condizioni di efficacia: identità dell’esercizio sociale, opzione esercitata congiuntamente, domicilio eletto presso la consolidante per notifiche e atti, e rispetto delle comunicazioni nei tempi previsti.
La durata: il “triennio” non è un dettaglio
Uno snodo decisivo per la convenienza è che l’opzione, a controllo costante, ha durata triennale. In pratica, non è una scelta “provo e vedo tra tre mesi”: va pensata su un orizzonte coerente con investimenti, ritorni e riorganizzazioni previste.
3) Quando conviene davvero alle PMI: i 6 scenari tipici che generano valore
Qui entriamo nella parte che interessa davvero: dove si crea euro, non solo teoria.
Scenario 1 — Una società fa utili, un’altra è in perdita “buona” (investimenti, start-up interna, rilancio)
Se hai una società “core” con utili ricorrenti e una società che sta assorbendo costi per crescita (commerciale, tecnologia, personale, ristrutturazione), il consolidato può ridurre l’IRES del gruppo anticipando il recupero fiscale di quelle perdite.
In termini pratici: senza consolidato, la perdita resta “parcheggiata” nella società in perdita e la userà in futuro (quando farà utili). Con consolidato, parte di quel beneficio può essere “messo a terra” subito, se nel perimetro c’è utile capiente.
Scenario 2 — M&A e acquisizioni: compri una società con perdite o con redditività diversa
Dopo un’acquisizione, il gruppo può trovarsi con società disallineate. Il consolidato può essere una leva per rendere più efficiente la fase di integrazione, ma solo se l’acquisizione è stata fatta bene e se le perdite sono “utilizzabili” secondo regole e vincoli (qui serve rigore: se la logica è “compro perdite”, l’attenzione aumenta e i rischi crescono).
Scenario 3 — Gruppi con forte stagionalità
In alcune PMI (edilizia, eventi, moda, retail stagionale, turismo) la redditività può oscillare per società o business unit. Un consolidato ben progettato aiuta a stabilizzare l’impatto IRES, ma va letto insieme a cash flow e pianificazione fiscale, non come leva isolata.
Scenario 4 — Gruppi con società “patrimoniali” e società “operative”
Non è automatico, ma spesso nei gruppi in cui una società è più “stabile” e un’altra più “aggressiva” (rischio/innovazione), il consolidato può aiutare a gestire la fiscalità in modo più coerente con la strategia, a patto che le operazioni infragruppo siano pulite e documentate.
Scenario 5 — Pianificazione a 36 mesi con investimenti rilevanti
Qui il consolidato funziona quando è parte di una cabina di regia: investimenti, ammortamenti, dinamica dei margini, crescita del capitale umano, impatto finanziario. Se la PMI ragiona “anno per anno”, rischia di usarlo male.
Scenario 6 — Quando il vero beneficio è la governance fiscale (non solo lo sconto)
Ci sono imprese che “pagherebbero uguale” ma scelgono comunque il regime per strutturare meglio processi, responsabilità e lettura dei numeri. È legittimo, ma deve essere consapevole: se lo fai per ordine interno, devi essere sicuro di reggere anche gli oneri e le responsabilità.
4) Quando NON conviene (o conviene poco): le 7 situazioni che lo trasformano in un problema
Il consolidato non è gratis. E soprattutto non è neutrale.
1) Se non hai vere compensazioni utili/perdite
Se tutte le società sono in utile stabile e non prevedi investimenti importanti, il vantaggio può essere minimo o nullo. In quel caso stai comprando complessità.
2) Se le perdite “pregresse” ti fanno credere di compensare… ma non puoi
Un punto che molti ignorano: le perdite fiscali ante-consolidamento restano “in pancia” alla società cui si riferiscono e non diventano automaticamente perdite del gruppo.
Quindi: se il tuo piano di convenienza si basa su perdite vecchie, devi calcolare bene cosa è trasferibile e cosa no.
3) Se hai struttura societaria in evoluzione (scissioni, conferimenti, ingressi/uscite frequenti)
Il consolidato ama la stabilità del perimetro. Se nel 2026 prevedi operazioni straordinarie a raffica, è ancora più importante simulare prima: non tanto perché “non si può”, ma perché la gestione e gli effetti collaterali possono mangiarsi il vantaggio.
4) Se la contabilità gestionale non è affidabile
Sembra un tema “da controllo di gestione”, invece impatta anche qui: se i dati fiscali nascono da conti “sporchi”, allocazioni casuali o intercompany confusi, il consolidato aumenta la superficie di rischio (e la fatica di difesa).
5) Se pensi che “tanto ci pensa il commercialista”
Il commercialista è essenziale, ma il consolidato non è solo adempimento: è strategia, simulazione, governance, gestione infragruppo, gestione banche, e spesso anche gestione soci. Se manca la regia, diventa un regime “attivato” ma non guidato.
6) Se non vuoi assumerti il tema responsabilità e accertamenti
Nel consolidato, gli accertamenti IRES si articolano su livelli distinti e i profili di responsabilità vanno compresi e governati (non subiti).
Se l’imprenditore non vuole questa partita, meglio saperlo prima.
7) Se cerchi una “soluzione fiscale” a un problema industriale o finanziario
Se l’azienda ha margini bassi, prezzi errati, cassa in tensione e supply chain sbilanciata, il consolidato non risolve. Può migliorare un pezzo del conto fiscale, ma non sostituisce la direzione.
5) Come si calcola il beneficio: un esempio chiaro (e uno “ingannevole”)
Qui facciamo ciò che molti saltano: numeri. Per semplicità uso l’IRES al 24% (aliquota ordinaria), senza entrare nelle infinite variabili specifiche.
Esempio A — Caso “buono”: utile + perdita nello stesso anno
- Società Alfa (operativa): imponibile IRES = € 500.000
- Società Beta (sviluppo): perdita fiscale dell’anno = € 300.000
Senza consolidato
Alfa paga IRES su 500.000 → 500.000 × 24% = € 120.000
Beta porta a nuovo la perdita (beneficio fiscale rinviato al futuro).
Con consolidato
Reddito di gruppo = 500.000 − 300.000 = € 200.000
IRES di gruppo = 200.000 × 24% = € 48.000
Beneficio immediato = 120.000 − 48.000 = € 72.000 (cash “qui e ora”, non tra anni)
Questo è il motivo per cui molte PMI lo valutano: anticipare il beneficio fiscale quando il gruppo sta investendo.
Esempio B — Caso “ingannevole”: perdite pregresse e aspettative sbagliate
Mettiamo che Beta non abbia perdita dell’anno, ma una perdita pregressa (ante-consolidato) di 300.000.
Molti pensano: “bene, la uso contro l’utile di Alfa”. Non è così in automatico: le perdite pregresse restano attribuite e utilizzabili secondo regole specifiche dalla società cui si riferiscono.
Risultato pratico: potresti fare il consolidato e scoprire che il vantaggio “promesso” non esiste (o è molto più basso), perché la compensazione non funziona come te la eri immaginata.
Morale operativa: il consolidato va simulato con attenzione distinguendo:
- perdite dell’anno (più spesso “trasferibili” al perimetro),
- perdite pregresse (da trattare con regole e limiti).
6) Il vero punto per la PMI: “quanto mi vale in 36 mesi?”
Se vuoi fare una scelta matura nel 2026, ragiona su tre strati:
- Beneficio fiscale immediato (quanta IRES risparmio quest’anno?)
- Beneficio fiscale prospettico (cosa succede nel triennio?)
- Costo totale di gestione (tempo interno, consulenza, controlli, procedure, rischio di errori)
È normale che un gruppo dica: “Risparmio 60.000 ma spendo 15.000 tra gestione e tempo, e soprattutto devo mettere ordine: ok, lo faccio”.
È altrettanto normale dire: “Risparmio 10.000, ma mi complica tutto: non lo faccio”.
L’errore è decidere “a sensazione”.
7) Gli errori più comuni che vediamo nei gruppi PMI (e come evitarli)
Errore 1 — Attivarlo senza una simulazione seria
“Facciamolo così risparmiamo.”
No: prima serve una simulazione che consideri utili/perdite attesi, investimenti, dinamica infragruppo e stabilità del perimetro.
Errore 2 — Confondere bilancio civilistico, controllo di gestione e imponibile fiscale
Il consolidato lavora sull’imponibile IRES. Se le decisioni si basano su indicatori non coerenti (margini gestionali non riconciliati, allocazioni casuali), i risultati “non tornano” e aumentano i rischi.
Errore 3 — Dimenticare che non tutto si compensa come si pensa
Soprattutto su perdite pregresse, crediti e posizioni fiscali pregresse: la logica “metto tutto in un calderone” è pericolosa.
Errore 4 — Sottovalutare la partita degli accertamenti e della responsabilità
Il consolidato “non cancella” l’autonomia dei soggetti: l’accertamento IRES ha livelli e atti distinti, e la gestione va organizzata (anche documentalmente) per evitare caos se arrivano richieste.
Errore 5 — Lasciare scoperti i contratti infragruppo e le policy interne
Se il gruppo opera con riaddebiti, servizi intercompany, licenze, management fee, cost sharing: serve disciplina, coerenza e documentazione. Non perché “lo chiede il consolidato”, ma perché nel consolidato tutto diventa più visibile e più attaccabile se è approssimativo.
Errore 6 — Pensare che il consolidato risolva un problema di cassa
Può aiutare, sì, ma solo se la PMI sta governando incassi/pagamenti, scorte, investimenti e banca. Se la cassa è il problema, l’ordine va messo prima lì.
8) Il ruolo di BC Formula come Partner Strategico
Il consolidato fiscale nazionale, per una PMI, non è un “modulo da compilare”: è un pezzo di architettura di gruppo. E quando si lavora sull’architettura, le domande decisive sono sempre le stesse:
- Qual è il perimetro che crea vantaggio reale (non solo teorico)?
- Come rendiamo i numeri leggibili e difendibili?
- Come evitiamo che la complessità fiscale si mangi la velocità imprenditoriale?
- Come colleghiamo scelta fiscale, strategia e accesso al credito?
In BC Formula, l’approccio è quello di affiancare l’imprenditore con una logica di direzione consapevole: prima si costruisce una fotografia chiara del gruppo, poi una previsione a 12–36 mesi, e solo dopo si scelgono gli strumenti (consolidato compreso) che hanno senso nel tuo caso.
Caso studio: proprio come Giacomo.
Giacomo guida un gruppo con due società: una operativa che genera utili regolari e una società “di progetto” che sta assorbendo costi per aprire nuovi canali e riorganizzare processi. Negli ultimi mesi, però, Francesco vedeva una contraddizione: utili “sulla carta”, ma pressione di cassa e tassazione che sembrava non lasciare mai respiro.
Il lavoro è partito dai numeri essenziali: imponibili attesi, investimenti programmati, dinamica delle perdite dell’anno e stabilità del perimetro. Solo dopo la simulazione triennale, Giacomo ha scelto consapevolmente se e come strutturare la tassazione di gruppo, definendo anche regole interne (intercompany, allocazioni, responsabilità) per non trasformare un vantaggio fiscale in una fonte di rischio operativo.
Se vuoi capire se il Consolidato conviene nel tuo caso, e soprattutto quanto vale in euro nel triennio, puoi approfondire contattandoci ora e senza impegno:
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Domande frequenti (FAQ)
Il Consolidato fiscale riguarda anche IVA e IRAP?
Il consolidato nazionale è un regime IRES. Per IVA e IRAP (e altre imposte) valgono regole diverse e procedure ordinarie: non vanno confuse.
Serve che tutte le società del gruppo aderiscano?
No: spesso si lavora con un perimetro selezionato, ma va progettato con logica, non “a caso”.
Quanto dura l’opzione? Posso uscirne quando voglio?
La durata è triennale, a condizione che permanga il requisito del controllo.
Uscire/variare si può, ma va gestito correttamente (e pianificato).
Posso usare nel consolidato le perdite pregresse di una società per compensare gli utili delle altre?
Le perdite ante-consolidamento non si trasformano automaticamente in “perdite di gruppo”: in generale restano utilizzabili dalla società cui si riferiscono secondo regole specifiche.
Qual è il vantaggio più tipico per una PMI?
La compensazione tra utili e perdite “dell’anno” tra società del perimetro, quando il gruppo investe e cresce.
Qual è l’errore più pericoloso?
Attivarlo senza simulazione e senza governance interna: il rischio è non ottenere vantaggio e aumentare esposizione a errori e contestazioni.
Il consolidato mi aiuta a ottenere credito?
Indirettamente sì, se porta ordine, trasparenza e risultati leggibili. Ma la banca guarda soprattutto cash flow, sostenibilità e affidabilità: non basta “un regime fiscale”.
Da dove si parte per capire se conviene?
Da una simulazione su 12–36 mesi: imponibili attesi delle singole società, investimenti, perdite, stabilità del perimetro e costi di gestione del regime.
Conclusioni: la regola d’oro per il 2026
Il Consolidato Fiscale Nazionale può essere una leva concreta per gruppi PMI, ma solo quando risponde a una logica semplice: trasformare una struttura di gruppo in un vantaggio misurabile e difendibile, senza creare burocrazia inutile.
Se lo attivi perché “si fa”, rischi di aggiungere complessità.
Se lo attivi perché hai numeri, perimetro, strategia e regole interne, può diventare una leva di gestione e non solo un tecnicismo fiscale.
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