Il 2 luglio del 2021 la Gdf ha emanato la circolare n. 018399 con la quale ha disposto l’inizio di controlli massivi sui conti correnti degli italiani alla ricerca di operazioni con l’estero di valore superiore a 15.000 euro, anche in diverse tranches di importo inferiore. Dopo un lavoro durato qualche settimana, in questo mese di settembre 2021 sono dunque attesi centinaia di migliaia di inviti/questionari che la Gdf invierà ai contribuenti che hanno operato con l’estero trasferendo somme superiori all’importo indicato sopra.

Chi rischia un rientro doloroso a seguito dei controlli?

Tutti coloro che hanno effettuato, superando l’importo di 15.000 euro, anche con diversi movimenti di importo inferiore:

– trasferimenti da/verso estero sui propri conti correnti,

– hanno giocato online aprendo conti digitali con uno o più trasferimenti,

– hanno aperto e-wallet compravendendo criptovalute,

– hanno investito in piattaforme di crowdfunding estere o collegate ad istituti di pagamento esteri,

– hanno aperto conti esteri o richiesto carte estere, anche online, come ad esempio: N26, Revolut, ecc.,

– hanno ottenuto o concesso finanziamenti da/verso estero.

Come potrà la Gdf individuare i contribuenti da controllare?

Incrociando i dati dei conti correnti bancari in Italia con le informazioni che riceveranno dalla “Lista Dubai” e dai questionari che sono stati inviati in questi ultimi due mesi a:

– banche,

– società di finanziamento,

– istituti di pagamento italiani ed esteri,

– società di criptovalute,

– società che gestiscono piattaforme di crowdfunding,

– società di gioco online,

– avvocati, notai e commercialisti.

Quale è lo scopo della Gdf?

Diciamo che “se una farfalla sbatte le ali a Hong Kong, piove a New York”.

Probabilmente i controlli in corso prendono spunto da una iniziativa del Ministro delle Finanze tedesco che ha “acquistato”, parrebbe per 2 milioni di euro, una lista di contribuenti europei che risultano titolari di conti correnti negli Emirati Arabi Uniti. Questo elenco, che è già stato rinominato come “Lista Dubai” , contiene anche i nomi di molti contribuenti italiani ed il Mef ha già rivolto richiesta ufficiale al corrispondente ufficio tedesco, di ricevere l’elenco di detti contribuenti.

Ora se uniamo insieme:

  • la “Lista Dubai”,

  • la banca dati “Anagrafe dei conti correnti”,

  • i controlli su prelevamenti e versamenti dei conti correnti, cassette di sicurezza, depositi a risparmio, definiti attraverso le indagini finanziarie,

  • i questionari inviati ai professionisti ed alle società finanziarie, di criptovalute, di crowdfunding e di gioco online

  • la banca dati che contiene i nominativi dei contribuenti che hanno aderito alla voluntary disclosure,

  • le informazioni che le autorità fiscali di più di 100 Stati mandano in automatico alle autorità italiane,

abbiamo un quadro chiaro e (quasi) completo sull’offensiva del fisco contro i contribuenti infedeli che cercando di nascondere i proprio interessi economico -finanziari all’estero.

Quasi completo perché da poco si è aggiunto agli strumenti sopra indicati, anche quello del controllo delle attività vitali dei contribuenti tramite l’analisi algoritmica dei profili sui social come Facebook, Instagram, ecc.

Chi sono e cosa rischiano i contribuenti che riceveranno l’invito/questionario?

Il controllo si estende sia alle persone fisiche che alle società ed enti loro collegati, dunque anche alle operazioni eseguite per conto di società di capitali, di persone o di enti commerciali e non commerciali, compresi, associazioni, fondazioni e trust.

Attenzione che il controllo opera anche se la società od ente è residente all’estero!

Alle richieste occorre rispondere entro 15/30 giorni dal ricevimento della notifica dell’atto, in caso contrario si rischiano sanzioni salate.

Non rispondere o rispondere evasivamente potrà costare:

  • in caso di mancata risposta, sono previste sanzioni il cui importo può variare da un minimo di 2 mila euro a un massimo di 21 mila euro;

  • in caso di risposte non complete o evasive, invece, sono previste multe da 250 euro a 2 mila euro.

Senza contare che al danno si aggiungerebbe la beffa, infatti la verifica fiscale continuerebbe lo stesso, perché se vi arriva un invito/questionario è perché la Gdf è già in possesso dei dati che servono per emettere un avviso di accertamento e vi sta solo dando l’ultima possibilità per mettervi in regola riducendo al massimo le sanzioni.

Come ci si può difendere dall’attacco del Fisco?

La prima cosa da tenere a mente è che se ricevete un invito/questionario è perché il vostro nome è risultato positivo ai controlli.

In questo caso, che vi sia o meno un errore da eliminare, l’organo di controllo ha già in mano, o crede di avere comunque, sufficienti prove per iniziare un accertamento fiscale a vostro carico. La risposta all’invito/questionario è la sola arma che avete a disposizione, almeno inizialmente, per risolvere il problema, cercando di non scoprire tutte le vostre carte e di scoprire invece quelle che sono già in possesso dell’amministrazione finanziaria.

La fase della risposta all’invito/questionario è molto delicata ed è fondamentale per evitare conseguenze che a volte possono essere disastrose.

Nella nostra esperienza abbiamo avuto sentenze favorevoli al contribuente anche in caso di conclamato possesso di conti correnti esteri in paradisi fiscali, non dichiarati, solo per aver gestito con grande diplomazia e dettagliata cura i primi 15 giorni della verifica fiscale iniziata dagli organi di controllo, dobbiamo dire, in modo molto deciso e sicuro.

E’ necessario dunque prevedere dove vogliono andare a parare le domande, apparentemente semplici e prive di trappole, che sono contenute nel questionario.

Dopo di che, pur operando nella massima trasparenza e collaborazione, utilizzando tuttavia tutti gli strumenti che la legge pone a tutela della difesa tributaria, occorre definire una strategia sensata e concreta che porti al risultato migliore possibile, per la salvaguardia del patrimonio del contribuente, pur nell’adempimento degli obblighi di legge.

Dopo di che si procederà alternativamente:

  • a risolvere il problema con uno strumento che consenta di ridurre le sanzioni ed il carico fiscale complessivo, come ad esempio il ravvedimento operoso;

  • a depositare ricorso contro l’accertamento motivando la difesa per farlo annullare o per concordare con altri strumenti di tutela, l’importo dovuto al fisco, (mediazione fiscale, accertamento con adesione, conciliazione giudiziale, ecc.).

In ogni caso chi riceverà l’invito/questionario dovrà porre attenzione a recuperare tutti i rapporti bancari che intratteneva negli anni indicati nell’atto notificato, perché sicuramente il fisco vorrà la giustificazione di tutti i movimenti in entrata e uscita dei conti correnti bancari ecc. I documenti necessari a questa giustificazione, soprattutto a distanza di anni sono davvero difficile da reperire e, in mancanza di essi, sarà davvero difficile dimostrare da dove sono arrivati e dove sono andati a finire i denari, per quale motivo e soprattutto a chi/da chi provenivano. Questo perché gli accertamenti basati sulle indagini bancarie prevedono l’inversione dell’onere della prova, dunque è il titolare del conto che deve dimostrare ogni movimento di prelievo e di incasso, con documenti validi ad eliminare ogni dubbio.

I contribuenti che temono di ricevere l’invito dunque non hanno molto tempo per fare un controllo sulle disponibilità loro e delle loro imprese/società, ma anche sui conti di soggetti terzi a loro collegati, (coniuge, suocera, amante, prestanomi, etc.).

La nostra esperienza a fianco del contribuente

Abbiamo assistito e assistiamo contribuenti in questo ambito da oltre 30 anni e siamo esperti di difesa tributaria. Abbiamo affrontato ed affrontiamo ogni giorno situazione come quella descritta sopra.

Nel nostro lavoro a fianco dei contribuenti abbiamo avuto molte soddisfazioni, soprattutto tutte le volte che sentenze favorevoli al contribuente ed ottenute grazie ai nostri ricorsi, sono state commentate da importanti giornali specializzati quali Il Sole 24 Ore e il Bollettino Tributario.

Ricordando doverosamente che non esiste alcuna bacchetta magica né soluzione miracolosa, alla difesa tributaria occorrono esperienza e competenza, correttezza e determinazione. Queste doti fortunatamente non mancano alla nostra squadra che è composta da: un dottore commercialista esperto in contenzioso tributario, un avvocato esperto in diritto penal-tributario e un ex sottufficiale della Gdf con autorizzazione ministeriale ad operare in qualità di consulente.

 

BC Team